Integra il reato di stalking il fatto di molestare ripetutamente i condomini in modo da produrre in essi uno stato d’ansia.

09.08.2011 20:12

 

(26/05/2011)Corte di cassazione - Sezione V penale - Sentenza 25 maggio 2011 n. 20895

 

Per integrare la fattispecie del reato di stalking non è necessario che il comportamento persecutorio sia tenuto verso la medesima persona.
 
Nella sentenza si legge:

"La Corte di merito ha accolto l'appello, escludendo la continuazione per il delitto previ- sto dall'art. 612 bis CP, per remissione di querela della Ha altresì escluso punibilità dei fatti In danno della Lai precedenti l'entrata in vigore della norma. E, ferma la violenza privata al danni di ciascuna persona offesa, ha ritenuto i fatti successivi commessi nei con- fronti di …….. e perché vigente l'art. 612 bis CP.
 
Ma ha ritenuto riduttiva la lettura della norma nel senso che gli atti molesti debbano es¬sere per forza rivolti ad una sola persona. E, poiché nella specie erano stati commessi ai danni di più persone di sesso femminile residenti nello stabile in alternativa, costituendo per ciascuna motivo d'ansia, ben sapendo di non avere scampo se si fossero incrociate con il prevenuto (pg. 9), concludeva che la condotta contestata al capo B andava sussunta nel¬l'ipotesi di cui al capo A, avendosi riguardo ad unica condotta di violazione dell'art. 612. bis, ferma la continuazione del delitto con quello di violenza privata.
 
Ma se ogni condotta, pur rivolta ad una persona, ha cagionato l'evento ai danni di altre, perciò più persone offese, non s'intende la ragione di esclusione della continuazione.
 
Inoltre ferma tale la premessa, per quanto concerne la ….., la Corte ha travisato che l'ultimo comma dell'art. 612 bis dispone che si proceda di ufficio se il fatto è connesso con altro delitto per cui si deve procedere d'ufficio. Pertanto la contestata e ritenuta violenza privata ritenuta connessa impediva di prender conto della remissione di querela.
 
A fronte il ricorso pone in unico contesto questioni diverse, ripete la frammentazione dei fatti ed offre diversa limitata lettura del dettato normativo implicando rilettura della norma. 2.1. L'art. 612 bis CP, introdotto dal D.L 11/09, punisce a titolo di " atti persecutori* chi con condotte reiterate minacci o molesti taluno, in modo da cagionare un suo perdurante stato di paura o di ansia o un suo fondato timore di pericolo per l'incolumità propria o di persone prossime o la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.
 
Il fatto può essere costituito anche da due sole "condotte", come ha ritenuto ineccepi-bilmente (con rif. a Cass., Sei. V n. 6417/20120, rv. 245881) la Corte di merito. Tanto premesso è indiscusso che la legge si applichi solo ai fatti commessi dopo fa sua entrata in vigore. Ma all'evidenza la preclusione concerne l'evento da cui dipende l'esisten¬za del reato. Perciò anzitutto il Giudice di appello si sarebbe dovuto domandare se la reite¬razione di atti minatori e molesti, nei confronti di persona già offesa da atti dello stesso genere, attuata dopo l'entrata in vigore della norma integrasse gli estremi del reato.
 
Il mancato rilievo ha avuto in concreto incidenza non per escludere il reato, bensì la continuazione, perché la Corte di merito ha unificato la posizione degli offesi, offrendo la lettura suindicata della norma, travisando come sì è visto che gli offesi sono più d'uno. Va quindi osservato che la locuzione condotte reiterate vuol dire che si è in presenza di reato complesso, la cui "condotta criminosa", cioè l'azione od omissione di cui è conse¬guenza l'evento da cui dipende l'esistenza del reato (art. 40 CP) è, nel caso di specie, inte¬grata da atti per sé costitutivi di condotte di minaccia o molestia. Pertanto il carattere de¬cisivo della condotta criminosa consiste nella "ripetizione" di "atti" qualificati "persecutori", In quanto il loro insieme cagiona l'evento ulteriore assorbente del reato sopra indicato.
 
Il meno grave degli atti previsti integra contravvenzione di "molestia disturbo alle per¬sone". Ma si tratta di reato di sbarramento (art. 660 CP), assorbibile ad esempio anche dall'ingiuria, perciò letteralmente dalla progressiva minaccia di male ingiusto .
 
Già il rilievo della funzione di sbarramento della molestia consente d'Intendere che la lettera "minaccia o molesta taluno" non implica che ogni atto costitutivo della condotta criminosa dell'art. 612 bis debba avere ad oggetto la stessa persona. Difatti, la minaccia rivolta ad una persona può coinvolgerne altre o comunque costituirne molestia. Si pensi al caso di colui che minacci d'abitudine qualsiasi persona attenda ogni mattino nel luogo soli¬to un mezzo di trasporto per recarsi al lavoro. La minaccia in tal caso assorbe bensì la mo¬lestia nei confronti delia persona cui è rivolta, ma non la molestia arrecata alle altre perso¬ne presenti. Perciò può essere decisivo ai fini dell'art. 612 bis, che in diversa occasione al¬tra persona, già molestata, sia oggetto diretto di nuova molestia da parte dell'agente.
 
E' dunque ineludibile l'implicazione che l'offesa arrecata ad una persona per la sua ap-partenenza ad un genere turbi per sé ogni altra che faccia parte dello stesso genere. E se la condotta è reiterata indiscriminatamente contro talaltra, perché vive nello stesso luogo privato, sì da esserne per questa ragione occasionale destinataria come la precedente per¬sona minacciata o molestata, il fatto genera all'evidenza il turbamento di entrambe. Nella specie la molestia ed ancor più la minaccia, viepiù se accentuata da costrizione, è dimostrata rivolta occasionalmente per la stessa ragione a ciascuna delle persone offese, come ritenuto, al di là del rapporto di famiglia previsto dalla norma (il ricorso, peraltro non contesta la comunicazione motiva tra madre e figlia, rilevato per due volte).
 
Perciò il Giudice di appello ha anzitutto dato corretto rilievo, già sul piano probatorio, ancorché non costitutivo di reato, alla direzione collettiva indiscriminata della minaccia oc-casionalmente rivolta alla che si era fatta accompagnare dal sacerdote per dissua¬derlo dal reiterare fatti già commessi anche nei confronti di altre persone abitanti nello stesso edificio. Quindi ha incensurabilmente ritenuto che le singole condotte, in quanto ri¬petute nei confronti di donne di qualsiasi età conviventi nell'edificio (v. il ripetuto arresto dell'ascensore dello stabile, dopo che Tuna o l'altra vi si era immessa per sfuggire allo stesso autore dei fatti, ben più del seguirne ostentatamente taluna) le coinvolgesse tutte.
 
2.2. Risulta Inoltre anche manifestamente infondato l'argomento di genericità e perciò inoffensività di qualsiasi minaccia presa in esame nelle sentenze, men che le implicazioni che il ricorso vuol trarre da comportamenti dimostrati di inequivoca valenza. Basti riflettere, si ripete in senso inverso, che lo stesso evento di molestia poi ripetuto è un male ingiusto e che la correttezza della motivazione non è inficiata dalla provenienza della minaccia da persona che manifesti comportamento maniacale. Proprio la relativa consapevolezza può accrescere il turbamento di coloro che si attendono da tele persona un ingiusto male. E1 il senso evidente delle sentenze, al di là dalla ratio di previsione della misura di sicu¬rezza nella specie applicata. L'insistere in merito in questa sede, ben più che non essere consentito, travisa l'elemento soggettivo del reato per la capacità dell'imputato. 2.3. Finalmente se la norma incriminatrice di cui all'art. 612 bis è speciale rispetto a quelle che prevedono i reati di minaccia o molestia, non lo è rispetto all'art. 610 CP. La violenza privata anzitutto può essere commessa con atti per sé violenti ed è poi so-prattutto finalizzata a costringere la persona offesa a fare, non fare, tollerare o omettere qualche cosa, cioè ad obbligarla ad uno specifico comportamento. La previsione dell'art, 610 CP perciò non genera solo il turbamento emotivo occasionale dell'offeso per il riferimento ad un male futuro, ma esclude la sua stessa volontà In atto di determinarsi nella propria attività, d'onde il quid pluris di cui all'art. 610 CP. In questa luce risulta In conclusione incensurabile la sentenza sia nell'aver ravvisato il concorso di reati, sia nel ritenere taluni atti turbativi di persone diverse, oltre il soggetto coinvolto dalla singola condotta, sia nel motivare la responsabilità per i fatti ritenuti."
 

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