Marciapiedi condominiali: se sono aperti al pubblico transito la manutenzione spetta al Comune proprietario della strada che delimitano

22.09.2011 14:09

 

(11/07/2011)di Alessandro Gallucci,

Capita spesso che i marciapiedi antistanti l’accesso ad un edificio in condominio siano di proprietà della compagine. Allo stesso modo accade che nonostante la proprietà sia costituita per legge o per quella così detta forma di destinazione d’uso chiamata dicatio ad patriam una servitù di pubblico transito. In questi casi viene a cadere quella forma di responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. gravante sul proprietario della cosa. La responsabilità per danni da omessa manutenzione, in simili circostanze, si trasferisce sul Comune del luogo in cui è ubicato l’immobile. Tanto si legge in una sentenza resa dal Tribunale di Bari, secondo il quale “ è difatti principio consolidato della Suprema Corte (si veda da ultimo Cass.sez.3 sentenza n.16226 del 3 agosto 2005) secondo il quale, gli obblighi di manutenzione dell'ente pubblico proprietario di una strada aperta al pubblico transito, al fine di evitare l'esistenza di pericoli occulti, si estendono anche ai marciapiedi laterali, i quali fanno parte della struttura della strada, essendo destinati al transito dei pedoni” (Trib. Bari 9 maggio 2011 n. 1584) .
 
E’ evidente che questa presa di posizione ha delle ricadute importanti in relazione alla c.d. legittimazione passiva, vale a dire al soggetto da citare in giudizio nel caso in cui dall’omessa manutenzione derivino dei danni a persone o cose. In tal senso prosegue il Tribunale pugliese, sempre in ossequio al precedente pronunciamento di legittimità citato in sentenza, “ ne consegue che del danno cagionato da buche sussistenti sul marciapiede non risponde il condominio dell'antistante stabile, il quale non è pertanto passivamente legittimato nel giudizio promosso ai fini del relativo risarcimento (arg. Cass. n.4533/93; n.203/2002; n.1057712002). Nel caso di specie dall'istruttoria svolta è emerso che la strada era aperta al pubblico transito e che il marciapiede, nella sua interezza e senza limitazione alcuna, è sempre stato soggetto alla libera circolazione dei pedoni” (Trib. Bari 9 maggio 2011 n. 1584).
 
Vale la pena ricordare che il caso di responsabilità per danni da cose in custodia rappresenta un’ipotesi di responsabilità oggettiva. In sostanza " Chi proponga domanda di risarcimento dei danni da cose in custodia, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., in relazione alle condizioni di una strada […], ha l'onere di dimostrare le anomale condizioni della sede stradale e la loro oggettiva idoneità a provocare incidenti del genere di quello che si è verificato (nella specie, presenza di pietrisco sul fondo stradale). E' onere del custode convenuto in risarcimento, invece, dimostrare in ipotesi l'inidoneità in concreto della situazione a provocare l'incidente, o la colpa del danneggiato, od altri fatti idonei ad interrompere il nesso causale fra le condizioni del bene ed il danno"(Cass. 18 dicembre 2009 n. 26751). Per la famosa buca sul marciapiede quindi, sarà necessario provare che la stessa per posizione, visibilità, ecc. non era in grado di rappresentare un’insidia tale da recar danno se si fosse prestata la dovuta attenzione.
 

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Avv. Alessandro Gallucci

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