Per far cessare gli abusi del condomino l'amministratore non necessita di alcuna delibera condominiale

22.09.2011 12:56

 

(24/06/2011)Corte Suprema di Cass., Sez. II Civ., sentenza n. 13689 del 22/06/2011

Nella sentenza si legge:
Al fine di attivarsi per far cessare gli abusi del condomino, l'amministratore condominiale non necessita di alcuna previa delibera condominiale, posto che egli è tenuto ex lege a curare l'osservanza del regolamento di condominio al fine dì tutelare l'interesse generale al decoro, alla tranquillità e all'abitabilità dell'edificio (Cass 14735/06, in motivazione);
 
b) che l'art.. 5 del regolamento, riportato sempre a pag. 28, prevedeva nella forma più larga possibile il divieto di collocare targhe sulla facciata del caseggiato e nelle parti comuni dell'edificio, menzionando a tal fine scale e ballatoi e consentendo l'apposizione di "piccole targhe" solo previa approvazione condominiale.
 
Va quindi escluso che l'iniziativa dell'amministratore costituisse iniziativa negligente, estranea alla funzione ricoperta, e al rapporto organico con il condominio, al quale restava imputabile l'atto di difesa del regolamento.
 
3) I rilievi svolti giustificano anche l'accoglimento del terzo motivo, che lamenta l'attribuzione di responsabilità risarcitoria a carico dell'amministratore, tanto se ricondotta all'art. 1176 ce., quanto se collegata ad illecito extracontrattuale {art. 2043 c.c.)
 
…Osserva che la Corte territoriale ha ricollegato automaticamente alla pronuncia di nullità del provvedimento dell'amministratore la condanna solidale al risarcimento dei danni, omettendo l'indagine sulla tipologia di responsabilità ravvisata o sull'ipotetico eccesso di mandato che avrebbe potuto sostanziare una responsabilità personale della ricorrente.
 
4) Infondato è invece il quarto motivo, con il quale sì sostiene era improponibile o che l'azione giudiziaria dei coniugi improcedibile senza il preventivo ricorso all'assemblea. E’ questa un'errata interpretazione dell'art. 1133 ce, già esclusa dalla giurisprudenza (Cass. 960/77; 804/74). La dottrina propende con certezza per la immediata impugnabilità del provvedimento per motivi di legittimità. Minori certezze sussistono in ordine alla ricorribilità diretta al giudice quando sia controversa una questione di merito, quale quella qui esaminata. V'è infatti chi preferisce ipotizzare che sia necessario preventivamente adire l'assemblea per contestare il provvedimento dell'amministratore.
 
La tesi non convince. Il teste codicistico prevede infatti il ricorso all'assemblea, "senza pregiudizio" del ricorse all'autorità giudiziaria, così lasciando trasparire dal punto di vista letterale la compatibilità tra i due rimedi.
 
Il favor verso la tutela giurisdizionale e il pieno esercizio del diritto di azione inducono ad escludere la costruzione in via pretoria di condizioni di procedibilità.
 
5) Assorbiti restano gli ultimi due motivi di ricorso, relativi alla condanna risarcitoria.
 
Discende da quanto esposto l'accoglimento del ricorso e la condanna alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositive Si fa luogo, con decisione di merito ex art 384, al rigetto dell'originaria domanda, giacché risultano esclusi nei confronti dell'amministratrice qui ricorrente i profili di responsabilità erroneamente configurati dal giudice dì'appello.
 

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