Rapporti di vicinato e canna fumaria: le immissioni nocive che superino la normale tollerabilità giustificano la richiesta di rimozione della canna fumaria

23.09.2011 16:50

 

(15/09/2011)Corte di Cassazione Sez. II Civ. , Sent. del 06/09/2011, n. 18262

Deve risarcire i vicini il proprietario dell'immobile che ha installato la canna fumaria a meno della distanza minima stabilita dal regolamento edilizio (nella specie distante appena tre metri e mezzo) producendo immissioni che superano la normale tollerabilità.
 
L'azione proposta tendente alla eliminazione delle immissioni nocive lamentate attiene ad un illecito extracontrattuale.
Legittimati passivi, rispetto all'azione intentata ai sensi dell'art. 844 c.c., sono gli autori delle immissioni.
 
Nella sentenza si legge:
 
La seconda censura è generica ed attiene, comunque, ad una valutazione, sul supermento del limite di normale tollerabilità delle immissioni, riservata al giudice di merito, a fronte di una motivazione sul punto immune da vizi logici ed errori di diritto, come avvenuto nella specie. Il giudice di appello ha dato conto, infatti, sulla base della C.T.U., che la prossimità della canna fumaria all’appartamento degli attori (distante appena tre metri e mezzo) e l’uso della canna fumaria per il riscaldamento domestico e per la cottura dei cibi, comportava il superamento di tale limite, non rilevando che, in occasione dell’esperimento peritale, non fossero state constate immissioni di fumo a causa della mancanza di vento. La terza e la quarta censura sono pure prive di fondamento, posto che il criterio della priorità dell’uso dell’impianto, previsto dall’art. 844 co. 2 c.c., ha carattere sussidiario e facoltativo e che, pertanto, il giudice di merito non è tenuto a farvi ricorso, una volta ritenuto sulla base di altri accertamenti in fatto, che sia stata superata la soglia della normale tollerabilità delle immissioni anche con riferimento alla violazione della distanza minima della canna fumaria rispetto all’immobile degli attori, distanza che il Regolamento edilizio stabiliva in m. 10. Tale violazione risulta correttamente apprezzata dal giudice assieme agli ulteriori accertamenti emersi dall’indagine peritale per ritenere le immissioni nocive e superiori al limite delle normale tollerabilità, considerato che detta distanza minima mira ad evitare, comunque, un danno alla salubrità e sicurezza del fondo del vicino.
 

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