Uso delle cose comuni: la sentenza sfavorevole al condominio può essere impugnata solo con il consenso dell’assemblea

30.11.2011 18:15

(27/09/2011)di Alessandro Gallucci,

Legittimazione passiva a stare in giudizio dell’amministratore di condominio, ovvero uno dei temi più controversi in giurisprudenza. Da un lato una vasta schiera di pronunce secondo le quali il mandatario può costituirsi e resistere in giudizio in ogni caso e senza alcuna autorizzazione. Dall’altro lato una sentenza delle Sezioni Unite (la n. 18331del 2010) secondo la quale " l'amministratore del condominio, nelle controversie non rientranti tra quelle che può autonomamente proporre, non è legittimato a resistere in giudizio per il condominio , o ad impugnare la sentenza a questo sfavorevole, senza previa autorizzazione a tanto dell'assemblea dei condomini, fermo restando peraltro che, qualora egli si sia costituito in giudizio o abbia proposto l'impugnazione senza la detta autorizzazione, il suo operato può essere ratificato dall'assemblea (eventualmente anche in seguito all'assegnazione da parte del giudice di un termine a tal fine, ai sensi dell'art. 182 c.p.c.), derivandone, in mancanza, la inammissibilità della sua costituzione in giudizio o della sua impugnazione" (Cass. SS.UU. n. 18331/10). Da allora ad oggi, nonostante l’autorevolezza della fonte che ha pronunciato questo principio, una serie di pronunce contrastanti. In sostanza: la tesi che vedi una legittimazione passiva illimitata non viene messa in soffitta. Non così, però, stando alla pronuncia che andremo a citare qui di seguito. I giudici di legittimità, infatti, con la sentenza n. 17574 dello scorso 23 agosto, sono tornati sull’argomento facendo proprio il principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite e specificando l’ambito di applicazione. La pronuncia citata ha, quindi, un doppio pregio:
 
a) da una parte corrobora quanto detto con la sentenza n. 18331;
 
b) dall’altra specifica cosa debba intendersi per materie estranee alle attribuzioni di cui all’art. 1130 c.c.
 
Vediamo la fattispecie concreta.
 
Nel caso sotteso alla sentenza n. 17574 un condominio impugnava una deliberazione assembleare che negava l’esecuzione di opere destinate a disciplinare l’uso della cosa comune. Soccombente in primo grado, l’impugnante vedeva accolte le proprie ragioni nel giudizio d’appello. Da qui il ricorso per Cassazione dell’amministratore del condominio. Senza la necessaria autorizzazione o ratifica assembleare. Ciò perché, sosteneva il difensore della compagine, non ve n’era bisogno: l’amministratore poteva stare in giudizio senza alcuna autorizzazione. Risultato: il ricorso è da ritenersi inammissibile per carenza di legittimazione a stare in giudizio. Secondo la Cassazione, infatti, “ l'assunto della superfluità dell'autorizzazione, per tutte le controversie in cui il condominio sia convenuto, non è condivisibile, poichè contrasta con quanto è stato ritenuto con la citata sentenza delle sezioni unite, con la quale si è esclusa la configurabilità di "una rappresentanza processuale passiva generale" dell'amministratore, il quale ha una propria autonoma legittimazione a stare in giudizio soltanto nelle cause relative a materie comprese nei limiti delle sue attribuzioni, quali sono definite dall'art. 1130 c.c.. Da esse esorbita il tema che forma oggetto della domanda proposta da (…), la quale concerne l'esecuzione di opere (la collocazione di barriere agli ingressi degli spazi di parcheggio comuni, per escluderne gli estranei e consentirvi la sosta soltanto ai condomini: cfr., con riferimento a una fattispecie analoga a quella oggetto di questo giudizio, Cass. 26 maggio 2006 n. 12654) su cui competeva all'assemblea deliberare, come peraltro in effetti è avvenuto con la decisione negativa di cui l'attore ha contestato la legittimità” (Cass. 23 agosto 2011 n. 17574).
 
Un altro punto a favore della legittimazione passiva “limitata” che pone però un interrogativo: viene a cadere quel principio consolidato secondo cui l’amministratore è legittimato ex se a stare in giudizio nelle cause relative all’impugnazione delle delibere? Un’attenta riforma legislativa è quanto mai auspicabile.
 

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Avv. Alessandro Gallucci

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