Vicini troppo rumorosi? Il superamento della soglia di tollerabilità per le immissioni acustiche configura solo un illecito amministrativo

10.08.2010 14:46

 

(05/06/2010) Corte di Cassazione - Sez. II civ. - 8 marzo 2010 n. 5564

In tema di immissioni,la corte con la sentenza n.5564/2010 ha escluso la sussistenza di un diritto al risarcimento del danno morale nei confronti di persone che subiscono un danno alla loro salute e alla tranquillità domestica, a seguito di immissioni sonore, che superino il limite della tollerabilità. Secondo gli Ermellini si tratta di un semplice illecito amministrativo e non di un reato. In particolare, non sarebbe ipotizzabile la fattispecie prevista dal¡äart. 659 cod. pen. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone).
 
Nella sentenza si legge:
 
Con il sesto motivo le ricorrenti, denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 360 n. 3 cod. proc. civ. con riferimento all'art. 844 cod. civ., censurano la sentenza impugnata che, nel misurare il cd. differenziale acustico, aveva erroneamente considerato come rumore residuo la situazione in cui vi è totale assenza di attività di ristorazione: come era stato dedotto con l'appello incidentale, dagli accertamenti del consulente tecnico d'ufficio era emerso come il superamento delle soglie previste per le immissioni acustiche nella zona non erano affatto continue, essendosi verificate assai sporadicamente. In effetti, ciò che appariva rilevante nella consulenza era la differenza fra rumorosità ambientale e quella residua, cioè la rumorosità dell'ambiente senza l'attività di ristorazione; tale metodo non era corretto, posto che l'art. 844 cod. civ. è basato sul contemperamento delle esigenze produttive con quelle della proprietà, dovendo il proprietario subire le immissioni che non superino la normale tollerabilità, per cui la valutazione delle immissioni acustiche non poteva essere compiuta prendendo come base di confronto la situazione in cui l'attività sia totalmente assente e considerandola di per sè illegittima ma andava rilevato il rumore di fondo generato dall'attività stessa, dovendo i parametri delle misurazioni fonometriche leggersi alla luce dei criteri di cui all'art. 844 cod. civ.
 
Il motivo è infondato.
 
La disciplina delle immissioni di cui all'art. 844 cod. civ., nel prevedere la valutazione, da parte del giudice, del contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, tenendo eventualmente conto della priorità di un determinato uso, deve essere interpretata, tenendo conto che il limite della tutela della salute e dell'ambiente è da considerarsi ormai intrinseco nell'attività di produzione oltre che nei rapporti di vicinato, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata dei beni protetti dall'art. 844 cod. civ., dovendo considerarsi prevalente rispetto alle esigenze della produzione il soddisfacimento del diritto ad una normale qualità della vita. Sono, peraltro, da ritenersi senz'altro illecite quelle attività produttive - come nel caso delle immissioni acustiche - qualora le stesse superano i limiti di tollerabilità che le leggi e i regolamenti fissano nel pubblico interesse: in tal caso, il giudice deve senz'altro ritenere non tollerabili le immissioni, potendo il contemperamento delle esigenze della produzione assumere rilevanza soltanto al fine di adottare quei rimedi tecnici che consentano l'esercizio dell'attività nel rispetto del diritto dei vicini a non subire immissioni superiori alla normale tollerabilità.
 
Al fine di stabilire la tollerabilità delle immissioni occorre fare riferimento alla condizione del fondo che subisce le immissioni e non certo al fondo che le emette: una volta accertato il superamento della soglia consentita, ogni altra valutazione in ordine al cd. valore differenziale è assorbita, dovendo qui peraltro osservarsi che non potrebbe certo adottarsi quale parametro per determinare il valore del rumore residuo quello risultante dall'attività che è la fonte dell'inquinamento.
 
(Fattispecie relativa ad immissioni rumorose al di sopra della normale tollerabilità determinate da attività di ristorazione, caratterizzata principalmente dallo svolgimento di banchetti nuziali, con notevole afflusso di persone).

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