Circolare 10

01.02.2013 18:24

Santarcangelo 09/10/2012

 

Circolare Clienti n. 10    

Oggetto: Informativa sulle più importanti novita’ fiscali

 

Incentivi a sostegno dell'occupazione di giovani e donne: firmato il Decreto interministeriale

Comunicato Stampa del Ministero del Lavoro del 5.10.2012

Lavoro per giovani e donne, attivato Fondo oltre 230 milioni di euro Firmato il decreto interministeriale per risorse subito disponibili. Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero ha firmato il decreto interministeriale che consentirà di riconoscere ai datori di lavoro privati incentivi da destinare al sostegno dell’occupazione dei giovani e delle donne. La misura, che ha carattere straordinario e può contare su risorse finanziarie di oltre 230 milioni di euro, riguarderà i rapporti di lavoro stabilizzati o attivati entro il 31 marzo 2013. I contributi verranno riconosciuti per contratti stipulati con giovani di età fino a ventinove anni ovvero con donne indipendentemente dall’età anagrafica, secondo limiti numerici per ciascun datore di lavoro che consentano di rispettare la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato.

In particolare viene riconosciuto un importo pari a 12.000 euro in caso di trasformazione di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, ovvero per ogni stabilizzazione di rapporti di lavoro nella forma di collaborazioni coordinate e continuative anche nella modalità di progetto o delle associazioni in partecipazione con apporto di lavoro. Tali forme di stabilizzazione dovranno riferirsi a contratti di lavoro in essere ovvero cessati da non più di sei mesi e mediante la stipula di contratti a tempo indeterminato, anche a tempo parziale.

Sono inoltre previsti incentivi per le assunzioni di giovani e donne a tempo determinato, la cui misura varia in relazione alla durata del rapporto di lavoro. In particolare il valore del contributo è stabilito nella misura di 3.000 euro per contratti di lavoro di durata non inferiore a 12 mesi; nella misura di 4.000 euro se la durata del contratto supera i 18 mesi e, da ultimo, nella misura di 6.000 euro per i contratti aventi durata superiore a 24 mesi.

L’INPS, cui è affidata la gestione della misura, corrisponderà gli incentivi in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande ed entro il limite delle risorse disponibili (come detto sopra, di oltre 230 milioni di euro), attraverso modalità telematiche che saranno attivate al più presto e consentiranno ai datori di lavoro di avere facile accesso allo strumento appena adottato.

Nascono le start up innovative, agevolazioni e adempimenti

 

Con le start up innovative si intende favorire la crescita, lo sviluppo tecnologico, l’occupazione, in particolare giovanile, in un quadro di sviluppo coerente con gli obiettivi dell’Unione europea ed in linea con le raccomandazioni formulate dal Consiglio dei Ministri dell’Unione europea e recepite nel Programma Nazionale di Riforma 2012 pubblicato in allegato al Documento di Economia e Finanza (DEF) del 2012, di nuova cultura imprenditoriale, di creazione di un ecosistema maggiormente favorevole all’innovazione, di maggiore mobilità sociale e attrazione di talenti e capitali dall’estero.

Di seguito si sintetizza la disciplina che regola le nuove forme societarie, con l’avvertenza che, nella versione finale del D.L. che andrà in G.U. (e a cui si rimanda per un quadro definitivo) ci potrebbero essere alcune lievi differenze rispetto a quanto sotto riportato.

Start up innovative: introduzione e requisiti

Si tratta di una società di capitali, anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europae, fiscalmente residente in Italia, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione che possiede i seguenti requisiti:

a) la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’Assemblea ordinaria dei soci, sono detenute da persone fisiche;

b) è costituita e svolge attività d’impresa da non più di 48 mesi;

c) ha la sede principale dei propri affari o interessi in Italia;

d) a partire dal secondo anno di attività della start up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;

e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili;

f) ha, quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;

g) non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda;

h) possiede almeno uno dei seguenti requisiti:

1) le spese in ricerca e sviluppo sono superiori al 30 per cento del maggiore valore fra spese totali e valore della produzione della start up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto di beni immobili. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start up innovativa;

2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato o che sta svolgendo un dottorato presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati;

3) sia titolare o licenziatario di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Inoltre, viene disposto che le società già costituite alla data di entrata in vigore del decreto e già in possesso dei requisiti di cui sopra, sono considerate start up innovative se entro 60 giorni dalla stessa data depositano presso il registro delle imprese una dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale che attesti il possesso dei predetti requisiti. In tal caso, la nuova disciplina si applica per un periodo:

- di 4 anni dalla data di entrata in vigore del D.L., se la start up innovativa è stata costituita entro i 2 anni precedenti;

- di 3 anni, se è stata costituita entro i 3 anni precedenti;

- di 2 anni, se è stata costituita entro i 4 anni precedenti.

Infine, vengono definite start up a vocazione sociale le start up innovative che operano in via esclusiva nei settori indicati per le imprese sociali (art. 2 comma 1 D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 155).

Incubatori di start up innovative

Viene anche introdotta la figura dell’incubatore di start up innovative certificato: si tratta di una società di capitali, anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europae, fiscalmente residente in Italia, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start up innovative ed è in possesso dei seguenti requisiti:

a) dispone di strutture, anche immobiliari, adeguate ad accogliere start up innovative, quali spazi riservati per poter installare attrezzature di prova, test, verifica o ricerca;

b) dispone di attrezzature adeguate all’attività delle start up innovative, quali sistemi di accesso alla rete internet, sale riunioni, macchinari per test, prove o prototipi;

c) è amministrato o diretto da persone di riconosciuta competenza in materia di impresa e innovazione e ha a disposizione una struttura tecnica e di consulenza manageriale permanente;

d) ha regolari rapporti di collaborazione con università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari che svolgono attività e progetti collegati a start up innovative;

e) ha adeguata e comprovata esperienza nell’attività di sostegno a start up innovative.

Il possesso dei requisiti di cui alle lettere a), b), c), d) è autocertificato dall’incubatore di start up innovative, al momento di iscrizione al R.I., mediante dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale, sulla base di indicatori e relativi valori minimi che sono stabiliti con un apposito decreto del MSE da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.

Il possesso del requisito di cui alla lettera e) è autocertificato dall’incubatore di start up innovative, mediante dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale, sulla base di valori minimi individuati con il medesimo decreto MSE con riferimento ai seguenti indicatori:

a) numero di candidature di progetti di costituzione e/o incubazione di start up innovative ricevute e valutate nel corso dell’anno;

b) numero di start up innovative avviate e ospitate nell’anno;

c) numero di start up innovative uscite nell’anno;

d) numero complessivo di collaboratori e personale ospitato;

e) percentuale di variazione del numero complessivo degli occupati rispetto all’anno, precedente;

f) tasso di crescita media del valore della produzione delle start up innovative incubate;

g) capitale di rischio raccolto dalle start up innovative incubate;

h) numero di brevetti registrati dalle start up innovative incubate, tenendo conto del relativo settore merceologico di appartenenza.

Pubblicità

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiranno una apposita sezione del registro delle Imprese di cui all’art. 2188 c.c. per l’iscrizione delle start up innovative e degli incubatori certificati.

Ai fini dell’iscrizione nella sezione del R.I., la sussistenza dei requisiti per l’identificazione della start up innovativa e dell’incubatore certificato è attestata mediante apposita autocertificazione prodotta dal legale rappresentante.

Le imprese start up innovative e gli incubatori certificati assicurano l’accesso informatico alle suddette informazioni dalla home page del proprio sito Internet.

Per l’iscrizione nella nuova sezione del registro imprese viene previsto che:

- la start up innovativa deve compilare e presentare apposita domanda in formato elettronico, contenente le seguenti informazioni:

a) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio;

b) sede principale ed eventuali sedi periferiche;

c) oggetto sociale;

d) breve descrizione dell’attività svolta, compresa l’attività di Ricerca e Sviluppo;

e) elenco dei soci fondatori, con trasparenza rispetto a fiduciarie, holding, e partecipate, con autocertificazione di veridicità;

f) indicazione dei titoli di studio e delle esperienze professionali del personale che lavora nella Start-up innovativa, esclusi eventuali dati sensibili;

g) indicazione dell’esistenza di relazioni professionali, di collaborazione o commerciali con incubatori, investitori istituzionali e professionali, università e centri di ricerca, aziende;

h) ultimo bilancio depositato, nello standard XBRL;

i) elenco dei diritti di privativa su proprietà industriale e intellettuale;

- l’incubatore certificato deve compilare e presentare apposita domanda in formato elettronico, contenente le seguenti informazioni recanti i valori degli indicatori, conseguiti dall’incubatore certificato alla data di iscrizione:

a) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio;

b) sede principale ed eventuali sedi periferiche;

c) oggetto sociale;

d) breve descrizione dell’attività svolta;

e) elenco delle strutture e attrezzature disponibili per lo svolgimento della propria attività;

f) indicazione delle esperienze professionali del personale che amministra e dirige l’incubatore certificato, esclusi eventuali dati sensibili;

g) indicazione dell’esistenza di collaborazioni con università e centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari;

h) indicazione dell’esperienza acquisita nell’attività di sostegno a start up innovative.

Le informazioni di cui sopra debbono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi.

Inoltre, entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale della start up innovativa o dell’incubatore certificato attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti e deposita tale dichiarazione presso l’Ufficio del registro delle imprese.

Entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti, la start up innovativa o l’incubatore certificato sono cancellati d'ufficio dalla sezione speciale del R.I., permanendo l'iscrizione alla sezione ordinaria del Registro delle imprese.

Deroga al diritto societario

Per le nuove figure vengono previste alcune deroghe in materia societaria.

Tra gli altri, viene previsto che l’atto costitutivo delle start up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata può creare categorie di quote fornite di diritti diversi e, nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle varie categorie anche in deroga a quanto previsto dall’art. 2468, commi 2 e 3, c.c..

Inoltre:

• non si applicano le norme in materia di società di comodo;

• in deroga a quanto previsto dall’art. 2468, comma 1, c.c., le quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di introdotti dal D.L., nei limiti previsti dalle leggi speciali;

• nelle start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata, il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni stabilito dall’art. 2474 c.c. non trova applicazione qualora l’operazione sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali;

• l’atto costitutivo delle start up innovative e degli incubatori certificati può prevedere, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, l’emissione di strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis c.c.;

• la start-up innovativa e l’incubatore certificato dal momento della loro iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese sono esonerati dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio. L’esenzione è dipendente dal mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e di incubatore certificato e dura comunque non oltre il quarto anno di iscrizione

Start-up innovative e incubatori certificati: remunerazione con strumenti finanziari

Prevista l’esenzione da tassazione IRPEF e da contribuzione del reddito di lavoro derivante dall’assegnazione, da parte delle start up innovative e degli incubatori certificati, ai propri amministratori, dipendenti o collaboratori continuativi di strumenti finanziari o di ogni altro diritto o incentivo che preveda l’attribuzione di strumenti finanziari o diritti similari ovvero la corresponsione in denaro del valore di tali strumenti finanziari o diritti, nonché dall’esercizio di diritti di opzione attribuiti per l’acquisto di tali strumenti finanziari.

L’agevolazione decade nel caso in cui tali strumenti finanziari o diritti siano riacquistati dalla start up innovativa, dalla società emittente o da qualsiasi soggetto che direttamente o indirettamente controlla o è controllato dalla start up innovativa ovvero è controllato dallo stesso soggetto che controlla la start up innovativa.

Tale esenzione:

- si applica esclusivamente con riferimento all’attribuzione di azioni, quote, strumenti finanziari partecipativi o diritti emessi dalla start up innovativa e dall’incubatore certificato con la quale i soggetti suddetti intrattengono il proprio rapporto di lavoro, nonché di quelli emessi da società direttamente o indirettamente controllate da una start up innovativa o da un incubatore certificato,

- si applica con riferimento al reddito di lavoro derivante dagli strumenti finanziari e dai diritti attribuiti e assegnati ovvero ai diritti di opzione attribuiti e esercitati dopo l’entrata in vigore del D.L..

Inoltre, viene previsto che:

- le azioni, le quote e gli strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte dell'apporto di opere e servizi resi in favore di start up innovative o di incubatori certificati, ovvero di crediti maturati a seguito della prestazione di opere e servizi, ivi inclusi quelli professionali, resi nei confronti delle stesse, non concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto che effettua l'apporto, al momento della loro emissione o al momento in cui è operata la compensazione che tiene luogo del pagamento;

- le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso degli strumenti finanziari di cui sopra sono assoggettate ai regimi loro ordinariamente applicabili.

Agevolazioni in materia di lavoro dipendente

Previste, per le start up innovative, specifiche regole in materia di rapporti di lavoro dipendente che si applicano per il periodo di 4 anni dalla data di costituzione, ovvero per il più limitato periodo di cui si è detto in precedenza, per le società già costituite.

In particolare, viene disposto che le start up innovative possono stipulare contratti di lavoro dipendente a tempo determinato per una durata minima di 6 mesi ed una massima di 36 mesi.

Entro il predetto limite di durata massima, successivi contratti a tempo determinato possono essere stipulati senza l’osservanza dei termini di legge (art. 5, comma 3, D.Lgs. n. 368/2001), o anche senza soluzione di continuità.

In deroga al predetto limite di durata massimo di trentasei mesi, un ulteriore successivo contratto a tempo determinato tra gli stessi soggetti può essere stipulato per la durata residua massima di cui si è detto sopra, a condizione che la stipulazione avvenga presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio.

Inoltre, viene disposto che:

- per effetto di successione di contratti a termine stipulati in base alla nuove disposizioni, o comunque a norma del D.Lgs. n. 368/2001 o di altre disposizioni di legge, il rapporto di lavoro tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i 36 mesi, comprensivi di proroghe o rinnovi, ed indipendentemente dagli eventuali periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato;

- tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, decorsi i termini massimi previsti di durata del contratto o dei contratti a termine di cui sopra, può procedersi esclusivamente alla stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, rimanendo preclusa la possibilità di stipulare altre tipologie di rapporti di lavoro, compresi quelli di natura autonoma;

- ai rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati in base alle nuove norme non trova si applica il contributo addizionale dell’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (art. 2, comma 28, legge n. 92/2012);

- la retribuzione dei lavoratori assunti dalle start up innovative è costituita da una parte che non può essere inferiore al minimo tabellare previsto, per il rispettivo livello di inquadramento, dal contratto collettivo applicabile, e, dall’altra, da una parte variabile, consistente in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti, incluse l’assegnazione di opzioni per l’acquisto di quote o azioni della società e la cessione gratuita delle medesime quote o azioni.

Altre agevolazioni

Per le start up innovative viene che previsto che:

- per gli anni 2013, 2014 e 2015, dall’IRPEF lorda si detrae un importo pari al 19% della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start up innovative. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo. Inoltre, l’investimento massimo detraibile, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 500.000 euro e deve essere mantenuto per almeno due anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali;

- per i periodi d’imposta 2013, 2014 e 2015, non concorre alla formazione del reddito ai fini Ires il 20% della somma investita nel capitale sociale di una o più start up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start up innovative. L’investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 1.800.000 euro e deve essere mantenuto per almeno due anni. L’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento, diversa da una di quelle disciplinate dagli articoli 175, 177 e 178 TUIR, prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio ed il recupero a tassazione dell’importo dedotto, maggiorato degli interessi legali.

Gli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in imprese start up innovative e le start up innovative non beneficiano delle suddette agevolazioni.

Altre disposizioni

Per le nuove start up innovative vengono introdotte anche altre disposizioni che prevedono:

- la possibilità di raccolta diffusa di capitali di rischio tramite Portali on line;

- l’istituzione di una sezione speciale del Fondo di garanzia per interventi a loro favore di start up innovative;

- il sostegno al loro processo di internazionalizzazione;

- il non assoggettamento delle stesse alle procedure concorsuali.

Decadenza dei requisiti e attività di controllo

Stringente è la disciplina che regola la decadenza dei benefici previsti per le start up innovative.

In particolare, qualora la start up innovativa perda uno dei requisiti previsti dalle nuove norme prima della scadenza dei quattro anni dalla data di costituzione (dalla data di entrata in vigore del D.L. per i soggetti già esistenti), e, in ogni caso, una volta decorsi quattro anni dalla data di costituzione, cessa l’applicazione delle nuove disposizioni. Per la start up innovativa costituita in forma di società a responsabilità limitata, le clausole eventualmente inserite nell’atto costitutivo, mantengono efficacia limitatamente alle quote di partecipazione già sottoscritte e agli strumenti finanziari partecipativi già emessi.

Il controllo del rispetto delle nuove disposizioni viene delegato al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza.

 

Appalti: i chiarimenti sulla nuova responsabilità solidale

Risolti dall’Agenzia delle Entrate i dubbi sulla nuova disciplina della responsabilità fiscale nei contratti di appalto e subappalto introdotta dal Decreto sviluppo 2012

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 40/E dell'8 ottobre, con la quale fornisce i primi chiarimenti sulle disposizioni contenute nell’articolo 13-ter del Dl n. 83 del 2012 (“decreto crescita”). Tali norme hanno modificato, a decorrere dal 12 agosto 2012, la disciplina in materia di responsabilità fiscale nell’ambito dei contratti d’appalto e subappalto di opere e servizi, prevedendo la responsabilità dell’appaltatore e del committente per il versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dell’Iva dovuta dal subappaltatore e dall’appaltatore. Ora la Circolare n. 40/E/2012 definisce l’ambito applicativo delle nuove norme e la documentazione idonea ad attestare la regolarità dei versamenti delle ritenute e dell’Iva.

Redditometro a novembre

Il nuovo redditometro 2.0 dovrebbe essere ufficializzato a novembre ed essere operativo entro la fine dell’anno

Dalle ultime indiscrezioni da parte dell’Amministrazione finanziaria, il redditometro 2.0, il nuovo strumento messo a punto da Sose e dall’Agenzia delle Entrate in questi mesi per misurare il tenore di vita dei contribuenti, dovrebbe essere ufficializzato a novembre. Lo strumento di accertamento dovrebbe essere, pertanto, pienamente operativo entro la fine dell’anno per poter essere applicato al primo periodo d’imposta assoggettato a tale nuova procedura, cioè il periodo d’imposta 2009. E’ stata superato, quindi, il problema dell’imprecisione dei risultati, che ha causato il ritardo nell’approvazione dello strumento.

Lo scudo fiscale protegge anche dal redditometro

In commissione tributaria prevale l’intepretazione che i capitali scudati non possono essere accertati con il redditometro

Negli accertamenti per maggior reddito contestati dall’amministrazione tributaria molti recenti giudizi di merito delle commissioni tributarie provinciali e tributarie (come CTR Trieste 76-01-2012 e CTP Rimini 155/12) affermano che il contribuente che ha regolarizzato le sue attività finanziarie estere con lo scudo fiscale ex DL 78/2009 è immune da qualsiasi tipo di accertamento.

 

Beni concessi in godimento a soci o familiari - Ulteriori chiarimenti dell'Agenzia

Ulteriori chiarimenti sulla disciplina dei beni in godimento a soci o familiari, in particolare l’Agenzia delle Entrate risponde ai dubbi sull’applicazione delle nuove disposizioni evitando il fenomeno della doppia imposizione, e fornisce precisazioni sul fronte della “certificazione”; Circolare del 24.09.2012 n. 36

Con circolare del 15 giugno 2012 n. 24/E l’Agenzia ha fornito i primi chiarimenti sulle modalità applicative dell’articolo 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, che ha introdotto delle disposizioni volte a contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati. Con quest'ultima Circolare, del 24 settembre 2012 n. 36/E fornisce ulteriori precisazioni, in particolare rispondendo ai dubbi sull’applicazione delle nuove disposizioni evitando il fenomeno della doppia imposizione, e sul fronte della “certificazione”.

L’applicazione delle nuove disposizioni può determinare, un fenomeno di doppia imposizione sulla base del medesimo presupposto impositivo che, in base ai principi generali del nostro ordinamento, deve essere evitato. Tale circostanza si può verificare nell’ipotesi in cui l’utilizzatore coincide con l’imprenditore individuale o con il socio di società di persone e di società trasparenti per opzione di cui all’articolo 116 del TUIR. In queste ipotesi si produrrebbe la tassazione di un maggior reddito d’impresa imputato all’imprenditore individuale o attribuito al socio per trasparenza, corrispondente all’indeducibilità in capo al concedente dei costi del bene dato in godimento, e la concomitante tassazione di un reddito diverso determinato ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera h-ter) del TUIR.
Al fine di evitare tale fenomeno si ritiene che il reddito diverso da assoggettare a tassazione in capo all’utilizzatore debba essere ridotto del maggior reddito d’impresa imputato allo stesso utilizzatore (imprenditore individuale o socio tassato per trasparenza) a causa dall’indeducibilità dei costi del bene concesso in godimento che ha generato il reddito diverso.

Il reddito diverso da assoggettare a tassazione va, quindi, determinato confrontando la differenza tra il valore normale del diritto di godimento del bene e il corrispettivo pagato, con il reddito d’impresa imputato all’imprenditore individuale o la quota parte del reddito attribuito al socio per trasparenza corrispondente all’ammontare dei costi non ammessi in deduzione. Solo l’eventuale eccedenza tra detta differenza e il predetto reddito o quota parte di reddito sarà assoggettata a tassazione come reddito diverso.

Esempio tratto dalla Circolare:

Si supponga a titolo di esempio che una società, alla quale partecipino due soci ciascuno per una quota pari al 50 per cento, conceda in godimento ad uno dei soci un bene immobile strumentale ad un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento e che l’impresa abbia sostenuto dei costi in relazione a tale bene.

Il reddito diverso da assoggettare a tassazione è determinato come segue:

  • valore normale del diritto di godimento: € 10.000,00;
  • corrispettivo pattuito per il godimento: € 5.500,00;
  • costi indeducibili relativi al bene: € 2.000,00;
  • differenza tra valore nomale del diritto di godimento e corrispettivo pattuito: 4.500,00 (10.000,00 – 5.500,00);
  • reddito d’impresa da attribuire al socio che detiene il bene in godimento corrispondente ai costi indeducibili: € 2.000,00;
  • reddito diverso da assoggettare a tassazione: € 2.500,00 (4.500,00 – 2.000,00).

Indice della Circolare:

  1. Certificazione
  2. Beni aziendali dati in godimento all’ imprenditore individuale e a soci di società di persone e di società trasparenti per opzione
  3. Ulteriori chiarimenti sul godimento di autoveicoli

Beni in godimento ai soci: i nuovi chiarimenti dal fisco

In assenza di certificazione scritta con data certa, antecedente l’inizio dell’utilizzo del bene, è possibile dimostrare l’esistenza dell’accordo anche con altre modalità

Con la recente circolare 36/2012 l’Agenzia, a pochi giorni dal provvedimento di proroga per l’invio della prima comunicazione, interviene nuovamente sulle disposizioni relative ai beni concessi in godimento ai soci al fine di risolvere alcune questioni ancora aperte.

Certificazione

Il primo aspetto che viene affrontato dalle Entrate riguarda la documentazione relativa la concessione in godimento dei beni. In particolare, richiamando quanto disposto dalla C.M. 24/2012, l’agenzia ribadisce che il corrispettivo annuo e le altre condizioni contrattuali devono risultare da apposita certificazione scritta di data certa antecedente alla data di inizio dell’utilizzazione del bene.
Con il recente documento di prassi, viene altresì precisato che in assenza di apposita certificazione scritta con data certa, il contribuente può comunque diversamente dimostrare l’esistenza dell’accordo (ad es. mediante bonifici bancari, assegni, ecc..)

Eliminazione doppia imposizione

Altro tema affrontato dalla C.M. 36/2012 è quello dei beni aziendali dati in godimento all’imprenditore individuale o ai soci di società trasparenti. Al riguardo, l’agenzia stabilisce che, al fine di evitare il fenomeno della doppia imposizione, il reddito diverso (differenza tra valore normale dell’uso e corrispettivo pagato) da assoggettare a tassazione in capo all’utilizzatore (imprenditore individuale/ socio in trasparenza) va decurtato di quanto imputato come reddito d’impresa a seguito della indeducibilità dei costi del bene.
 

Auto aziendali

Particolarmente interessante è poi l’aspetto relativo le auto aziendali. In particolare, per le auto aziendali date in uso ai soci la C.M. 36/2012 stabilisce che, per “esigenze di semplificazione”, il valore normale viene determinato applicando i medesimi importi stabiliti per i benefit dei dipendenti (cd “fringe benefit” ).
Si tratta del meccanismo stabilito dall’ art. 51, comma 4 del TUIR secondo cui il reddito diverso in capo all’utilizzatore viene determinato a partire dal valore dei 4.500 chilometri annui (ossia il 30% della percorrenza convenzionale annua di 15.000 km, stabilito in base alle tariffe ACI, al netto delle somme trattenute o corrisposte).
Tale interpretazione dell’Agenzia induce, dunque, a ritenere superato il riferimento alle tariffe praticate dalle società di noleggio, quale criterio per l’individuazione del valore normale
 

Beni promiscui: integrale deducibilità

Infine, l’Agenzia ha evidenziato che, per determinati beni aziendali, viene riconosciuta l’integrale deducibilità dei relativi costi anche quando gli stessi, per loro natura, possono essere utilizzati promiscuamente. Si tratta, ad esempio, delle autovetture adibite ad uso pubblico, per le quali l’art. 164 del TUIR stabilisce la deducibilità dell’intero ammontare dei componenti negativi.
Per questi, non trovano applicazione le disposizioni in esame. Rientrano in tale casistica i tassisti, per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei costi relativi alle autovetture nonostante l’utilizzo privatistico sia ad essi riconosciuto dall’art. 14, c. 6 del DLgs 422/97 secondo cui “…ai veicoli adibiti al servizio di piazza per il trasporto di persone …e' consentito l'uso proprio fuori servizio”

Indagini bancarie: movimentazioni su conti terzi utili all’accertamento

L’Amministrazione finanziaria può effettuare un accertamento su una società tenendo conto di dati desunti dai rapporti finanziari intestati a terze persone

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 15217 del 12 settembre in tema di indagini bancarie, ha affermato che i prelievi ed i versamenti ingiustificati risultanti dai conti correnti intestati a persone terze legate da uno stretto rapporto con la società sottoposta a verifica, possono essere posti alla base dell’accertamento del maggior reddito imponibile in capo alla società stessa da parte dell’Amministrazione. Questa deve dimostrare, anche tramite presunzione, la natura fittizia dell’intestazione del conto ovvero la sostanziale riferibilità alla società accertata delle operazioni effettuate sui conti medesimi. Resta ferma la possibilità di fornire prova contraria alla presunzione.

Se non ho presentato la dichiarazione dei redditi entro il termine, cosa devo fare?

Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è diversa dalla dichiarazione tardiva

Se la dichiarazione non viene presentata entro il termine di scadenza previsto dalla legge, (nel 2012 era il 30 maggio per la presentazione cartacea e il 1 ottobre per quella telematica ), il contribuente può regolarizzarsi trasmettendola entro i 90 giorni successivi. Il legislatore considererà valide tali dichiarazioni, c.d. tardive, ferma restando l’applicazione della sanzione amministrativa compresa tra 258 € e 1.032 € (aumentabile fino al doppio per i soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili).

Il contribuente può però evitare la sanzione piena sopra indicata se, sempre entro i 90 giorni versa spontaneamente la sanzione ridotta di 25 € (1/10 di 258 con troncamento). La sanzione ridotta di 25 € deve essere versata per ciascuna dichiarazione tardiva presentata (redditi, Iva, Irap, 770), anche se se compresa nel Modello Unico. Solo Il modello studi di settore non costituisce una dichiarazione “autonoma e quindi per questa eventuale mancanza non va applicata una specifica sanzione.

 

In caso di errori nella dichiarazione dei redditi è possibile fare delle correzioni?

Dichiarazione correttiva o integrativa per le correzioni nella dichiarazione dei redditi

I contribuenti possono correggere una dichiarazione già consegnata o trasmessa prima che l’Amministrazione finanziaria accerti la violazione. Le procedure sono due a seconda che la correzione avvenga entro il termine naturale di presentazione o dopo:

1. entro la scadenza ordinaria, per la correzione va presentato un nuovo modello, barrando la casella “Correttiva nei termini”. Se dalla dichiarazione “rettificativa” emerge:

• una maggiore imposta o un minor credito, il contribuente deve versare le somme dovute. Nel caso i termini per i versamenti siano già scaduti, può ricorrere al ravvedimento operoso per sanare il pagamento effettuato in ritardo;
• un maggior credito o una minore imposta, il contribuente può chiedere il rimborso o usufruire del credito per l’anno successivo; oppure, in alternativa, può utilizzarlo in compensazione per pagare altri tributi.

2. Se invece si vuole rettificare una dichiarazione il cui termine di presentazione è già scaduto va presentata una dichiarazione integrativa ma il presupposto necessario è che sia stata validamente presentata la dichiarazione originaria ( entro il termine o anche entro i 90 giorni successivi, con la cd dichiarazione tardiva). L’integrativa può essere effettuata sia quando dagli errori e/o omissioni derivi:


un maggior credito o un minor debito: in questo caso la dichiarazione potrà essere presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo e sul frontespizio del modello deve essere barrata la casella “Dichiarazione integrativa a favore”. L’eventuale credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione o richiesto a rimborso.

Un minor credito o un maggior debito: in questo caso la dichiarazione potrà essere presentata entro:
 il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’annoü successivo, ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso e beneficiando, pertanto, di sanzioni ridotte;
 il 31 dicembre del 4° anno successivo aü quello in cui è stata presentata la dichiarazione, senza riduzione delle sanzioni (per esempio, entro il 31 dicembre 2016 si può correggere l’Unico 2012).
 

Agenti e mediatori finanziari: iscrizione nei nuovi elenchi entro il 31 ottobre

Il passaggio dai vecchi elenchi degli agenti finanziari e mediatori creditizi a quelli nuovi tenuti dall’OAM non è automatico

Entro il 31 ottobre prossimo, gli agenti in attività finanziaria ed i mediatori creditizi iscritti prima del 30 giugno 2011 negli appositi albi tenuti da Bankitalia, per poter continuare la propria attività devono chiedere l’iscrizione nei nuovi elenchi gestiti dal nuovo Organismo degli agenti e dei mediatori (OAM). Il passaggio dai vecchi ai nuovi albi, infatti, non è automatico. A fissare il termine del 31 ottobre per la richiesta è stato l’art. 17 del D. Lgs. n. 169/2012, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 230 del 2 ottobre scorso. L’iscrizione deve avvenire telematicamente registrandosi nel sito dell’OAM e dotandosi di una firma digitale e di una PEC. E’, inoltre, richiesto il versamento di un contributo.

 

Fonte: fiscoetasse

 

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