Circolare 11

01.02.2013 18:26

Santarcangelo 24/10/2012

 

Circolare Clienti n. 11    

Oggetto: Informativa sulle più importanti novita’ fiscali

 

Riforma del Lavoro: Appalto e subappalto – la responsabilità solidale nei contratti di opere e servizi

 

 La riforma del lavoro c.d. “Fornero” introduce alcune modifiche anche in materia di responsabilità solidale negli appalti, prevedendo:

-  la possibilità per i contratti collettivi nazionali di individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti che possono affrancare il committente dalla responsabilità solidale;

- la possibilità in capo al committente, convenuto in giudizio, della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il Giudice accerta la responsabilità solidale di tutti gli obbligati e l’azione esecutiva potrà essere intentata nei confronti del committente solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori.

Il committente che ha eseguito il pagamento può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali.

La riforma del lavoro prevede che il committente imprenditore o datore di lavoro sia sempre convenuto in giudizio unitamente all’appaltatore e agli eventuali subappaltatori.

Il committente è obbligato in solido:

-  con l’appaltatore ed eventuali subappaltatori;

-  nel limite temporale di due anni dalla cessazione dell’appalto, con esclusione delle sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento.

Il Ministero del Lavoro (Circ. n. 5/2011) chiarisce che il limite temporale di due anni si riferisce sia all’azione del lavoratore, creditore delle somme dovute a titolo di retribuzione, che degli Istituti, creditori delle somme dovute a titolo di contributi e premi assicurativi, fermo restando, in questo ultimo caso, l’ordinaria prescrizione quinquennale prevista per il recupero contributivo nei confronti del datore di lavoro inadempiente. Inoltre, il Ministero precisa che con il termine “lavoratori” si intendono sia i lavoratori subordinati che gli altri soggetti impiegati nell’appalto con diverse tipologie contrattuali (collaboratori a progetto, associati in partecipazione) e che il regime di responsabilità opera a tutela di tutti i lavoratori impiegati in un determinato appalto e nell’eventuale subappalto e, pertanto, anche nei confronti dei lavoratori “in nero”, ovvero coloro che non risultano dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria;

in relazione:

-  alle retribuzioni, compreso il trattamento di fine rapporto (T.F.R.);

-  ai contributi previdenziali (I.N.P.S.);

-  ai premi assicurativi (I.N.A.I.L.);

dovuti in rapporto al periodo di esecuzione del contratto di appalto.

L’ambito di applicazione della responsabilità solidale è stato ulteriormente esteso ad opera di un susseguirsi di disposizioni e, per ultima, la legge 134/2012 (c.d. Decreto Sviluppo) che ha modificato la disciplina della responsabilità solidale dell’appaltatore e, in luogo della previsione di una responsabilità solidale di committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori per il versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e per l’I.V.A. dovuta in rapporto alle fatture inerenti alle prestazioni effettuate nell’ambito dell’appalto, il nuovo testo (art.13-ter, commi 28, 28-bis, 28-ter) stabilisce che:

-  non opera più il limite temporale della responsabilità dei due anni dalla cessazione dell’appalto, ciò significa che il coinvolgimento in solido trova soltanto il limite della prescrizione dei singoli tributi interessati;

-  il committente non deve provvedere al pagamento del corrispettivo in favore dell’appaltatore se quest’ultimo non documenta che quanto dovuto all’Erario e all’I.V.A. è stato correttamente versato da lui stesso e dagli eventuali subappaltatori.

L’Agenzia della Entrate (Circ. 40/E del 8 ottobre 2012) chiarisce che l’attestazione degli avvenuti versamenti “può” (non “deve”) consistere in una asseverazione rilasciata da un professionista (commercialista, consulente del lavoro) oppure una dichiarazione sostitutiva – resa ai sensi del DPR n. 445/2000 – con cui l’appaltatore/subappaltatore attesta l’avvenuto adempimento degli obblighi richiesti dalla disposizione.

Nello specifico la dichiarazione sostitutiva, precisa la circolare, deve:

- indicare il periodo nel quale l’I.V.A. relativa alle fatture concernenti i lavori eseguiti è stata liquidata, specificando se dalla suddetta liquidazione è scaturito un versamento di imposta, ovvero se in relazione alle fatture oggetto del contratto è stato applicato il regime dell’I.V.A. per cassa oppure la disciplina del reverse charge;

- indicare il periodo nel quale le ritenute sui redditi di lavoro dipendente sono state versate, mediante scomputo totale o parziale;

- riportare gli estremi del modello F24 con il quale i versamenti dell’I.V.A. e delle ritenute non scomputate totalmente o parzialmente sono stati effettuati;

-  contenere l’affermazione che l’I.V.A. e le ritenute versate incluso quelle riferibili al contratto di appalto/subappalto per il quale la dichiarazione viene resa;

- il committente che effettua il pagamento del corrispettivo all’appaltatore senza attendere l’esibizione dei documenti attestanti la correttezza dei versamenti IRPEF e I.V.A. da parte dell’appaltatore stesso e degli eventuali subappaltatori è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 200.000 euro.

L’obbligo di acquisire la documentazione di cui sopra si applica agli appalti e subappalti stipulati dopo il 12 agosto 2012 (entrata in vigore L. 134/2012) e per i pagamenti effettuati dopo l’11 ottobre 2012 (60 giorni dopo l’entrata in vigore della norma).

Si ricorda, infine, che rientrano nella presente normativa anche gli appalti per le pulizie, per la mensa, per la manutenzione impianti elettrici, di condizionamento, caldaie, estintori, appalti per la logistica, magazzino, movimentazione merci, ecc.

 

 Appalti: chiarimenti dal fisco per la responsabilità solidale

Obbligo di verifica dei documenti fiscali solo per i contratti stipulati dal 12/08 ed autocertificazione

La documentazione relativa la regolarità dei versamenti delle ritenute fiscali e dell’IVA per le prestazioni rese nell’ambito dell’appalto:

  • va richiesta all’appaltatore/subappaltatore per i pagamenti effettuati dall’11/10/2012 in relazione ai soli contratti stipulati dal 12/08/2012;
  • può essere resa, oltre che mediante “asseverazione” rilasciata da un CAF/professionista abilitato, anche con dichiarazione sostitutiva dallo stesso appaltatore/subappaltatore.
     

Responsabilità fiscale nei contratti di appalto e subappalto

Come noto, lo scorso 12 agosto è entrato in vigore l'articolo 13-ter del cd “decreto Crescita” che ha modificato la disciplina in materia di responsabilità fiscale nell'ambito dei contratti d'appalto e subappalto di opere e servizi. Tale disposizione, in sintesi, prevede la responsabilità solidale dell'appaltatore e del committente per il versamento all'Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell'Iva dovuta dal subappaltatore e dall'appaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell'ambito del contratto.
Tale responsabilità viene meno se l'appaltatore/committente acquisisce la documentazione attestante che i versamenti fiscali, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati correttamente eseguiti dal subappaltatore/appaltatore. In assenza di tale documentazione, sia l'appaltatore (verso il subappaltatore) che il committente (verso l’appaltatore) possono sospendere il pagamento del corrispettivo dovuto fino all'esibizione della documentazione.
La norma, inoltre, ammette che la documentazione possa consistere anche nella “asseverazione” rilasciata da CAF o da professionisti abilitati. Pertanto, in caso di violazione delle nuove disposizioni scattano sia la sospensione dei pagamenti sia una sanzione amministrativa da €. 5.000 a €. 200.000.
 

I chiarimenti con la circolare 40/E del 08.10.2012

Al fine di risolvere alcuni dubbi interpretativi sorti in merito la novella disciplina, l’Agenzia ha fornito chiarimenti riguardo i due aspetti maggiormente critici della norma, quali:

  • la decorrenza della norma ed i relativi effetti;
  • la certificazione idonea ad attestare la regolarità dei versamenti delle ritenute e dell'IVA.
     

Decorrenza

La prima questione affrontata dalle Entrate riguarda l'individuazione del momento a partire dal quale il committente/appaltatore è tenuto a verificare che il versamento delle ritenute e dell’IVA (per le prestazioni effettuate nell'ambito del rapporto di appalto/subappalto) scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, siano stati correttamente eseguiti dall'appaltatore/subappaltatore.
Al riguardo, nella C.M. 40/2012 l’agenzia precisa che:

  • le disposizioni contenute nel citato art. 13-ter del DL 83/2012 trovano applicazione solo per i contratti di appalto/subappalto stipulati a decorrere dal 12/08/2012;
  • la certificazione deve essere richiesta solamente in relazione ai pagamenti effettuati a partire dall'11/10/2012 (sempre in relazione ai contratti stipulati a partire dal 12/08/2012)

 

La certificazione

Il secondo chiarimento attiene alla documentazione che l'appaltatore/subappaltatore deve produrre per dimostrare il regolare versamento dell'IVA e delle ritenute, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo. Al riguardo, l’agenzia stabilisce che, in alternativa all’ “asseverazione” resa da un CAF/professionisti abilitato, è possibile rilasciare una dichiarazione sostitutiva (DPR 455/2000) con cui l’appaltatore o il subappaltatore attesti l’avvenuto adempimento degli obblighi richiesti dalla disposizione.
Nello specifico, tale autocertificazione deve:

  • indicare il periodo nel quale l'IVA relativa alle fatture concernenti i lavori eseguiti è stata liquidata, specificando se dalla suddetta liquidazione è scaturito un versamento di imposta, ovvero se in relazione alle fatture oggetto del contratto è stato applicato il regime dell'IVA per cassa (art. 7, DL 185/08) o la disciplina del reverse charge;
  • indicare il periodo nel quale le ritenute sui redditi di lavoro dipendente sono state versate, mediante scomputo totale o parziale;
  • riportare gli estremi del modello F24 con il quale i versamenti dell'IVA e delle ritenute non scomputate, totalmente o parzialmente, sono stati effettuati;
  • contenere l'affermazione che l'IVA e le ritenute versate includono quelle riferibili al contratto di appalto/subappalto per il quale la dichiarazione viene resa.
     

Partite IVA dopo la Riforma del lavoro: la presunzione di lavoro dipendente

La legge 28 giugno 2012, n, 92, ovvero la ormai nota Riforma Fornero, entrata in vigore nel nostro ordinamento il 18 luglio 2012, è intervenuta, tra l’altro, nel campo dei contratti di lavoro, apportando, rilevanti modifiche e novità. In tema di lavoratori  a partita IVA è stata poi modificata dal Decreto Sviluppo L. 134/2012

Nozioni generali e quadro normativo per i Lavoratori a Partita IVA

Anzitutto vi è da dire che il c.d. contratto con partita IVA è una peculiare forma di gestione retributiva e fiscale riservata ai prestatori di lavoro autonomo, quali possono essere, ad esempio, i liberi professionisti ed i collaboratori.
Con la Riforma del Lavoro del 2012  il Legislatore è intervenuto sulla tipologia contrattuale in questione non solamente per quelle prestazioni “classiche” rese da professionisti iscritti in Albi, ma anche per le collaborazioni generiche stabili che le parti hanno voluto sottrarre al regime del lavoro subordinato o delle collaborazioni a progetto.
Nello specifico la norma di riferimento è l’articolo 1, ai commi 26 e 27, della L. 92/2012 che ha introdotto, come già evidenziato in premessa, il nuovo articolo 69 bis al decreto legislativo n. 276

fattispecie del contratto di collaborazione a progetto .
Il rapporto (a partita IVA), quindi, dovrà essere riqualificato in un contratto di collaborazione a progetto; ciò a meno che non venga fornita, dal committente, prova contraria.

Ma vediamo quali sono le condizioni al ricorrere delle quali scatta tale presunzione:

- la durata complessiva della collaborazione è superiore al periodo di 8 mesi nell’arco dell’anno solare ;
- il “lavoratore” ha a disposizione una postazione fissa di lavoro, presso la sede dello stesso committente;
- il corrispettivo percepito (sempre dallo stesso committente) è superiore all’80% dei guadagni.

Tutti quei prestatori di lavoro che, in base AD ALMENO DUE delle citate condizioni, sono identificati quali subordinati, “dovranno” essere trasformati in collaboratori a progetto oppure in dipendenti; l’applicazione della disciplina del contratto a progetto comporta, di conseguenza, l’obbligo di individuare un progetto specifico, focalizzato su un risultato – obiettivo concreto e che non potrà coincidere con l’oggetto stesso dell’attività aziendale.

Pertanto, la mancanza di tale progetto, nonché delle caratteristiche richieste, determina la presunzione di sussistenza della natura subordinata del rapporto di lavoro.

 
L’art. 46 bis della L. 134/2012: i correttivi del decreto sviluppo
Poco dopo l’entrata in vigore della Riforma Fornero, la legge del 7 agosto 2012 n. 134, che ha convertito, con modifiche, il decreto legge n. 83/2012, meglio noto come decreto sviluppo , ha “nuovamente” modificato alcune disposizioni concernenti il regime di lavoro con partita IVA.
Nello specifico l’art. 46 bis, al comma 1, della citata legge n, 134/2012 ha previsto che la presunzione introdotta dalla precedente riforma debba essere verificata su un arco temporale di due anni e non più sul singolo anno solare. (...)

 

Massofisioterapisti: per l’esenzione Iva delle prestazioni rileva la data del diploma

Per l’esenzione Iva delle sue prestazioni, il massofisioterapista deve aver conseguito il titolo dopo un corso triennale ed entro il 17 marzo 1999, quindi equiparabile a quello di fisioterapista

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 96/E del 17 ottobre 2012, ha precisato che l’esenzione Iva relativa alle prestazioni sanitarie, prevista dall’articolo 10, n. 18), del Dpr 633/1972, può essere applicata anche dal massofisioterapista a condizione, però, che questi abbia acquisito il titolo con un corso triennale ed entro il 17 marzo 1999, ossia prima dell’entrata in vigore della legge n. 42/2002, che ha  messo ordine tra le categorie professionali che orbitano intorno alle prestazioni mediche. Viceversa, l’esenzione Iva non può essere applicata alle prestazioni rese dai massofisioterapisti diplomati dopo il 17 marzo 1999 dopo aver frequentato corsi biennali o triennali.

Le imposte accertate per errata imputazione dei costi di competenza possono essere compensate

Errata imputazione costi di competenza. In caso di accertamento le imposte accertate possono essere compensate nel corso del procedimento di accertamento con adesione

La circolare 31/E  riguarda le imprese che in sede accertamento con adesione, fermo restando il
disconoscimento della deduzione di costi per violazione del principio di competenza, si vedranno tuttavia riconosciuta la deducibilità nel periodo d’imposta di effettiva competenza.

L'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate sarà chiamato a gestire, da un lato, il procedimento di definizione relativo alla maggiore imposta accertata (oltre sanzioni e interessi) in ragione dell’avvenuta deduzione del componente negativo in violazione del principio di competenza e dall’altro, il procedimento di compensazione, attivato dal contribuente mediante domanda formale durante il procedimento di adesione, di quanto indebitamente pagato nel periodo d’imposta in cui avrebbe dovuto correttamente imputare e dedurre detto componente.

Resta comunque ferma la facoltà per il contribuente di chiedere, in luogo della compensazione, il rimborso dell’imposta versata in eccedenza per il periodo d’imposta di corretta imputazione del componente negativo precedentemente non dedotto.

Decreto Sviluppo bis: le novità già in vigore

Le novità in vigore del decreto 179/2012: su start up innovative agevolate, Pec individuali e Confidi

Il nuovo provvedimento del Governo Monti già denominato Decreto sviluppo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 ottobre come decreto legge n. 179/2012.. Le novità sono molte ma solo alcune sono già operative: contratti di lavoro determinato per le start up innovative, pec obbligatoria per le imprese individuali, divieto del tacito rinnovo per le polizze rc auto e le misure sul rafforzamento patrimoniale dei Confidi per  facilitare il credito a piccole e medie imprese. Tutte le altre misure per entrare in vigore attendono invece i decreti attuativi dei ministeri competenti. La copertura finanziaria,  poco più di un miliardo di euro le risorse necessarie fino fino al 2017, dovrebbe venire dai fondi per l'efficienza energetica della Cassa Conguaglio del settore elettrico e, forse, da una nuova tassa sui voli italiani di RyanAir che per i contributi ai lavoratori italiani dovrebbe essere sottoposta a tassazione italiana .

Vediamo in dettaglio le misure già operative.

Le misure del Decreto Sviluppo-bis già in vigore

LE AGEVOLAZIONI PER LE START UP
Già da ieri le nuove aziende ad alto contenuto tecnologico ( c.d start up innovative) possono assumere personale con contratti a termine per una durata tra 6 mesi e 4 anni che potranno essere rinnovati più volte, in deroga quindi alla riforma Fornero. Le aziende già esistenti però dovranno iniziare con il deposito al registro imprese di una autocertificazione in cui attestano di avere i requisiti di innovazione richiesti. Per le aziende che si costituiscono a partire da oggi sono previsti:
libertà nei diritti concessi ai soci per statuto
il reddito da lavoro legato a piani di incentivazione (azioni titoli quote ecc.) non concorre a formare reddito imponibile , neanche per i dipendenti
incentivi fiscali come la detrazioni IRPEF del 19% per chi investe in queste aziende che sale al 20% per i soci dell’impresa . Per la capitalizzazione viene anche regolamentata la raccolta tramite portali on liine ( c.d. Crowdfunding) e viene agevolato l’accesso al Fondo di Garanzia a sostegno delle PMI .

POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA
Viene esteso alle imprese individuali l’obbligo di dotarsi di posta elettronica certificata. La scadenza per comunicare il proprio indirizzo è il 31 dicembre 2013 .
Con lo stesso fine di snellimento dei tempi e dei costi nei rapporti tra amministrazione pubblica ed imprese ( per la presentazione elettronica di domande, dichiarazion,i documenti ecc.) verrà creato l’Indice Nazionale degli indirizzi PEC di imprese e professionisti , partendo dai dati già in possesso dei Registri delle Imprese e degli Ordini professionali.

CONFIDI
Per rafforzare il ruolo dei consorzi nel sostenere l’accesso al credito delle piccole e medie imprese le norme consentono di imputare al fondo consortile o al capitale sociale i fondi e le riserve provenienti da contributi dello Stato e degli enti pubblici, liberandoli quindi da eventuali vincoli di destinazione.

ASSICURAZIONI
Le polizze RC auto non possono più essere rinnovate tacitamente., Questo vale per le polizze che si stipulano da oggi e si applicherà poi dal 1 gennaio 2013 anche sulle polizze già in corso alla data di entrata in vigore del Decreto.
Gli agenti e i broker anche monomandatari potranno mettere in atto collaborazioni sui rispettivi mandati perché le clausole ostative diventano nulle da oggi.
Sulle polizze vita dette dormienti il limite di prescrizione torna da 2 a 10 anni, dato che il periodo di 24 mesi fissato nel 2008 non si è dimostrato sufficiente a garantire la possibilità di riscatto della polizza.

Frodi IVA: onere della prova sull’amministrazione tributaria

Si consolida un nuovo orientamento della Corte UE sulle frodi IVA

La Corte di Giustizia Europea con una serie di sentenze recenti (sentenza del 21 giugno -cause 80/2011 e 142/2011- sentenza 6 settembre 2012,-causa C-273/11) ha espresso un nuovo orientamento sull’indetraibilità dell’IVA in presenza di fatture soggettivamente inesistenti . In contrasto con l’orientamento prevalente della Cassazione ma anche in parte con propria giurisprudenza precedente, la Corte Europea ha chiarito che l’amministrazione per provare l’indetraibilità dell’VA deve dimostrare che il contribuente era a conoscenza dell’irregolarità delle fatture ricevute.

Decreto sviluppo: l'IVA sulle cessioni e locazioni di fabbricati

Il decreto sviluppo introduce la possibilità di imponibilità dell'IVA sulle cessioni e locazioni di immobili da parte delle imprese costruttrici

Il decreto n. 83/2012 recante “Misure urgenti per la crescita del paese“, noto anche come " Decreto Sviluppo" entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 26 giugno scorso, all’art. 9 ha introdotto un importante novità nel regime IVA sulle cessioni e vendite dei fabbricati da parte di imprese costruttrici che hanno eseguito i lavori di costruzione o di restauro.

Si tratta in particolare della possibilità, da esercitare al momento della vendita, di optare per l’imponibilità IVA con l’aliquota del 10% sia sulle vendite che sulle locazioni di fabbricati ad uso abitativo, finora esenti, con la conseguente possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per la realizzazione o il restauro degli immobili. Per le vendite tale opzione si applica solo alle operazioni effettuate dopo 5 anni dall’ ultimazione dei lavori. A livello normativo ciò stato realizzato attraverso l’integrale sostituzione dei nn. 8, 8-bis e 8-ter del co.1 dell’art.10 del DPR n.633/72.
Vediamo quindi un riepilogo dettagliato della nuova situazione normativa.

Locazione e cessione fabbricati abitativi

Per quanto riguarda la locazione di fabbricati abitativi ricordiamo che il regime naturale è quello dell’esenzione, ma è possibile optare per l’imponibilità Iva:


• da parte delle imprese costruttrici degli immobili o da dalle imprese che hanno eseguito sugli immobili, anche tramite appalto, interventi di recupero ex art. 3, comma 1, lett. c), d), f) del DPR 380/2011 (Testo unico sull’edilizia);
• per i contratti aventi ad oggetto fabbricati destinati ad alloggi sociali ex DM 22/04/2008.

 
L’aliquota prevista, in caso di opzione, è del 10% ed è stato quindi aggiornato il n. 127-duodevicies alla Tabella A, Parte III, del D.p.r. 633/72.

Per quanto riguarda, invece, le cessioni di fabbricati abitativi, pur restando confermato il regime di esenzione Iva, è ora prevista l’imponibilità per le cessioni effettuate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che, anche tramite appalto, hanno eseguito interventi di recupero di cui all’art. 3, co. 1, lett. c), d), f) del D.p.r. 380/2011 anche oltre 5 anni dalla data di ultimazione della costruzione/intervento, a condizione che nell’atto sia esercitata l’opzione per l’imponibilità. In questo modo, quindi, le imprese che non riescono a cedere nei 5 anni dalla fine dei lavori le costruzioni realizzate, optando per l’imponibilità Iva potranno evitare l’indetraibilità dell’Iva sugli acquisti di beni e servizi effettuati ai fini della realizzazione/ristrutturazione degli immobili.

Locazione e cessione fabbricati ad uso strumentale

Per quanto riguarda i fabbricati strumentali per natura, le novità consistono invece, nell’estensione del regime di esenzione, sia per le vendite sia per le locazioni. Sono state infatti soppresse le due regole di imponibilità obbligatoria che riguardavano le cessioni e le locazioni poste in essere, da soggetti passivi Iva, nei confronti di:
• cessionari e locatari con diritto di detrazione limitato al massimo al 25%;
• cessionari e locatari privati consumatori.
Questa modifica non pregiudica comunque venditori e locatori, i quali potranno sempre optare per l’imponibilità Iva al posto dell’esenzione. L’unico caso di imponibilità obbligatoria resta quello delle cessioni di immobili strumentali per natura poste in essere entro 5 anni (anziché 4, come previsto prima) dall’ultimazione dei lavori, dalle imprese che li hanno costruiti o che vi hanno eseguito la ristrutturazioni. In sintesi:


LOCAZIONE IMMOBILI STRUMENTALI
Esenzione con possibilità di opzione IVA per

 
• i fabbricati strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni
• locatari privati consumatori o titolari di partita Iva che effettuano operazioni esenti in misura superiore al 75

Da evidenziare il problema del prorata in quanto le imprese che esercitano l’opzione avranno l’esigenza di applicare l’IVA sul canone di locazione , in contrasto con gli interessi dell’inquilino per cui potrebbe rendersi necessarie integrazioni del contratto di locazione sottoposta anche a registrazione perché rilevanti ai fini delle imposte dirette.

 
CESSIONE DI IMMOBILI STRUMENTALI
Premesso che il regime naturale è di esenzione IVA vi sono le seugneti possibilità :

• esenzione (con possibilità di opzione Iva) anche per cessionari privati consumatori o titolari di partita Iva che effettuano operazioni esenti in misura superiore al 75%

• imponibilità iva Da parte delle imprese costruttrici o di ripristino effettuate entro 5 anni dall’ultimazione della costruzione/intervento
• esenzione IVA con possibilità di opzione negli altri casi, con opzione nell’atto di cessione

 

Novità sul reverse charge

A seguito di queste modifiche normative è stato anche ampliato il regime del reverse charge (art.17, co. 6, lett. a-bis) del DPR n. 633/72) imponendolo anche sulle cessioni di fabbricati abitativi e strumentali da parte delle imprese costruttrici o di ripristino, effettuate oltre il quinquennio, in regime Iva per effetto di opzione.

Ricordiamo che Il reverse charge (o inversione contabile ) è una procedura che consente di derogare dal principio di applicazione dell’Iva in capo al soggetto che cede il bene , prevedendo che venga invece assolta da chi acquista il bene o servizio.

 Questa modifica porterà certamente qualche complicazione operativa nella gestione contabile e fiscale delle imprese che devono gestire operazioni in regimi IVA diversi per cui si imporrebbe la separazione delle attività,, eliminata dalla riscrittura del punto 8 bis dell'art. 10 del DPR 633/72, per cui si attendono senz’altro chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

 

Fonte: fiscoetasse

Della Pasqua Dott.ssa Claudia                                                                         Della Pasqua Dott. Mirko

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