Circolare 12

02.02.2013 10:16

Santarcangelo 15/11/2012

 

Circolare Clienti n. 12    

Oggetto: Informativa sulle più importanti novita’ fiscali

 

I gruppi solidali d’acquisto (G.A.S): aspetti giuridici e fiscali

Cosa sono i G.A.S. – I gruppi d’acquisto solidale sono un’insieme di persone ( famiglie e/o singoli) che si riuniscono per riflettere sui propri consumi e decidere di fare la spesa insieme, avendo come base culturale i concetti di giustizia, solidarietà, sostenibilità e sobrietà.

I G.A.S. sono nati quasi sempre come gruppi spontanei, senza alcun livello di struttura giuridica e con una rete di gestione interna ed esterna assolutamente informale; essi contattano direttamente i produttori, scelti dopo una serie di analisi e distribuiscono poi i prodotti al proprio interno, tra i componenti del gruppo d’acquisto stesso. Il funzionamento di un G.A.S. è piuttosto semplice : i partecipanti al gruppo si riuniscono periodicamente per definire la lista di prodotti che necessitano al gruppo stesso. Successivamente selezionano una lista di produttori che corrispondono a determinati requisiti ritenuti importanti dal gruppo in base ai principi sopra indicati. Una volta superate queste due fasi vengono approntati gli ordini e la merce viene spedita da parte dei produttori in appositi magazzini ( che spesso sono abitazioni private e/o box) di qualche partecipante al G.A.S.. Poi, i vari partecipanti provvedono al ritiro della merce concordata e richiesta da ciascuno. Possono essere previste però anche altre forme di gestione, quali la spedizione a domicilio oppure il ritiro cumulativo presso il singolo produttore.

I G.A.S. funzionano su base volontaria e i partecipanti si dividono i compiti in base alle loro competenze oppure alla loro disponibilità di tempo e di spazio. Molto spesso, con la crescita del G.A.S. si è scelto di appoggiarsi, per questioni contabili, a realtà già esistenti del terzo settore come associazioni e cooperative che operano nel mondo del commercio alternativo e/o dell’equo e solidale. Quindi si tratta di una innovativa forma di partecipazione sociale, che però per la natura stessa della sua attività ha dei precisi corrispettivi economici che si muovono sia tra il G.A.S. e i partecipanti che tra il G.A.S. e i produttori presso cui vengono acquistate le merci. Conseguentemente tali interscambi di natura economica possono dare luogo a degli obblighi ed adempimenti sia di natura contabile che fiscale. Per questo motivo, il legislatore ha provveduto a fornire delle direttive di natura giuridica e fiscale su tali gruppi spontanei d’acquisto.

Agroalimentari: esportazioni fuori dalle nuove regole

Esportazioni escluse dalla nuova disciplina sulla cessione di prodotti agroalimentari

Le nuove regole sui contratti di cessione di prodotti agroalimentari in forma scritta, in vigore dal 24 ottobre scorso, si applicano anche agli acquisti intracomunitari ed alle importazioni. In base a quanto stabilito dal Decreto attuativo dell’art. 62 della Legge n. 27/2012, infatti, la nuova disciplina riguarda i beni la cui consegna avviene in Italia, quindi anche gli acquisti intracomunitari e le importazioni. Al contrario, le esportazioni di prodotti agroalimentari sono escluse dalle nuove regole, proprio perché trattasi di beni consegnati all’estero.

Società cartiera: detrazione Iva valida per l’acquirente in buona fede

Deve essere riconosciuta all’acquirente in “buona fede” la detrazione dell’Iva assolta sull’acquisto da una società cartiera

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18009 depositata il 19 ottobre 2012, ha riaffermato che se la società “cartiera” ha una propria struttura, con personale, mezzi di trasporto e uffici, l’acquirente può invocare il principio della buona fede, dato che non poteva conoscere la natura fittizia dell’impresa che ha emesso i documenti fiscali soggettivamente inesistenti. All’acquirente, in tal caso, va quindi riconosciuto il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto assolta sugli acquisti. Spetta all’Amministrazione finanziaria dimostrare che il contribuente era a conoscenza della natura fittizia dell’azienda.

La mediazione fiscale come strumento alternativo di risoluzione delle controversie

La mediazione fiscale (conciliazione)  è uno strumento alternativo per la risoluzione delle controversie che si sta sempre piu diffondendo a livello giuridico.

In pratica prima di comparire davanti al giudice è quasi sempre più conveniente (e talvolta obbligatorio, per alcune materie) esperire un tentativo di conciliazione presso gli organismi iscritti al Ministero di Giustizia. Ciò comporta notevoli vantaggi sia in termini economici, sia in termini temporali in quanto si tratta di una procedura che dura pochi incontri (e massimo 90 gg per le materie obbligatorie).

Anche a livello fiscale è stato istituito un sistema pratico, veloce e conveniente che porta ad un risparmio del 60% sulle sanzioni, permettendo quindi di pagarne solamente il 40% delle stesse. Dal 1° aprile 2012, infatti, è stato introdotto nel processo tributario il nuovo istituto del “reclamo”, il cui obiettivo è trovare un accordo preventivo con il Fisco ed evitare il ricorso al giudice.

Rispetto agli altri istituti deflativi del contenzioso, tra i quali l’autotutela e l’accertamento con adesione, il nuovo istituto è obbligatorio per gli atti fino a 20.000 euro di valore: la mancata presentazione del reclamo determina, infatti, l’inammissibilità del ricorso presentato, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio.

Sull’argomento oggetto di analisi l’Agenzia delle Entrate ha fornito i “primi” chiarimenti con la CM 9/E/2012, la successiva CM 22/E/2012 con cui state fornite ulteriori istruzioni anche in relazione al profilo della gestione delle controversie in corso e della realizzazione degli obiettivi per la mediazione e, per ultima la CM 33/E/2012 rubricata Mediazione tributaria – Risposte a quesiti.

Sinteticamente il reclamo va presentato, a pena di inammissibilità, entro 60 giorni dalla data di notifica dell’atto che il contribuente intende impugnare e può contenere una motivata “proposta di mediazione”, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa. Occorre ricordare che la presentazione del reclamo non comporta la sospensione automatica dell’esecuzione dell’atto impugnato, pertanto è necessario richiedere la sospensione degli effetti dell’atto.

Si sottolinea anche che con questo istituto è possibile risolvere numerose controversie con il fisco e, precisamente è applicabile a tutti gli atti impugnabili emessi dall’Agenzia delle Entrate e notificati a partire dal 1° aprile 2012:

–   avviso di accertamento;

–   avviso di liquidazione;

–   provvedimento che irroga le sanzioni;

–   ruolo;

–   rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;

–   diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;

ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.

In caso di avvenuta mediazione, le sanzioni amministrative si applicano nella misura del 40% delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo risultante dalla mediazione.

La mediazione si conclude con la sottoscrizione dell’accordo da parte dell’Ufficio e del contribuente e si perfeziona con il versamento, entro venti giorni, dell’intero importo dovuto o della prima rata, in caso di pagamento rateale

Scheda carburante “sostituibile” da carta di credito o bancomat: i chiarimenti

Circolare n. 42/E/2012 dell’Agenzia delle Entrate.

I soggetti passivi Iva, esercenti attività d’impresa, arte o professione, che effettuano operazioni di acquisto di carburanti per autotrazione presso impianti stradali di distribuzione, prima dell’entrata in vigore del Decreto Sviluppo 2011 (D.L. n. 70/2011), dovevano obbligatoriamente “certificare” tali acquisti mediante annotazione all’interno di una c.d. “scheda carburante” (D.P.R. n. 444/1997) in modo da poter:

  • esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva assolta;
  • portare in deduzione il costo di acquisto ai fini delle imposte sui redditi.

La scheda carburante è sostitutiva della fattura in tal senso.

In seguito all’entrata in vigore del Decreto Sviluppo 2011, è possibile certificare gli acquisti di carburante, oltre che mediante la scheda carburante, anche mediante pagamenti effettuati “esclusivamente” con carte elettroniche di pagamento (carte di credito, carte di debito, carte prepagate). I soggetti che ricorrono sempre a tale metodo di pagamento sono esonerati dall’obbligo della scheda carburante, in quanto i dati utili per la certificazione ai fini dell’esercizio della detrazione dell’Iva e delle deduzione dei costi sono facilmente rinvenibili nell’estratto conto.
L’applicazione pratica di tale disposizione restava, tuttavia, nebulosa a causa della mancanza di chiarimenti ufficiali, giunti solo ora con la Circolare n. 42/E pubblicata dall’Agenzia delle Entrate il 9 novembre scorso.

 

L’alternatività dei due sistemi di certificazione

La Circolare delle Entrate ha sottolineato che i due sistemi di certificazione (il sistema cartaceo della scheda carburante e quello elettronico delle carte di credito, di debito e prepagate) sono tra loro alternativi: o si adotta la scheda carburante, o si decide di fruire dell’esonero dall’obbligo della scheda carburante effettuando, però, in quest’ultimo caso, tutti i pagamenti con carte elettroniche di pagamento.
La scelta dell’uno o dell’altro sistema di documentazione deve essere riferita al soggetto passivo Iva (esercente attività imprenditoriale, artistica o professionale) in modo unitario, nel senso che la modalità di documentazione delle operazioni di acquisto di carburanti per autotrazione riferite ad un medesimo soggetto d’imposta deve essere unica per tutti gli acquisti di carburante effettuati e per tutti i veicoli utilizzati nello svolgimento dell’attività.
Per evitare di disporre la scheda carburante, quindi, l’impresa o il lavoratore autonomo deve utilizzare sempre e per tutti i veicoli lo strumento di pagamento elettronico.
 

La carta elettronica di pagamento

Le carte di credito, di debito o prepagate utilizzabili per il pagamento dei rifornimenti di carburante, utili ai fini dell’esonero dall’obbligo della scheda carburante, sono quelle emesse da operatori finanziari residenti nel territorio dello Stato o dotati di stabile organizzazione in Italia. Tali operatori, infatti, a differenza di quelli non residenti o privi di stabile organizzazione, sono tenuti agli obblighi di rilevazione dei dati identificativi dei clienti e di comunicazione all’Anagrafe tributaria dei rapporti intrattenuti con essi e di qualsiasi operazione compiuta al di fuori di un rapporto continuativo (art. 7, comma 6, D.P.R. n. 605/1973).

Non è necessario che la carta elettronica di pagamento sia dedicata esclusivamente all’acquisto di carburante, ma può essere utilizzata anche per effettuare altri tipi di acquisti inerenti l’attività.
Resta fermo che, per gli imprenditori individuali ed i lavoratori autonomi, dato che il conto corrente non deve essere necessariamente “dedicato” all’attività svolta, la carta utilizzata per l’acquisto di carburante può essere utilizzata anche per effettuare acquisti diversi da quelli relativi all’attività artistica o professionale.

Le “carte fedeltà” associate al contratto di “nettingnon sono interessate dalle disposizioni del Decreto Sviluppo 2011, in quanto sono utilizzate dall’utente per effettuare acquisti periodici e continuativi dal gestore dell’impianto e, quindi, sono relative a contratti di somministrazione di beni, e non di cessioni di beni a cui fanno riferimento le disposizioni del D.P.R. n. 444/1997 e del D.L. n. 70/2011.
 

I dati “minimi” necessari a certificare l’acquisto

L’Agenzia delle Entrate precisa che, anche se tutti gli acquisti di carburante vengono pagati con strumenti di pagamento elettronici, fruendo quindi dell’esonero dall’obbligo della scheda carburante, deve essere comunque garantita l’esposizione dei dati “minimi” necessari a certificare tali acquisti e a ricondurre l’acquisto effettuato al soggetto, in modo da consentirgli di detrarre l’Iva e portare in deduzione i costi. A tal fine, è necessario che:

  • il mezzo di pagamento sia intestato al soggetto che esercita l’attività economica, l’arte o la professione;
  • l’estratto conto riporti almeno la data del rifornimento di carburante, il soggetto esercente l’impianto di distribuzione presso il quale è effettuato il rifornimento e l’ammontare del corrispettivo pagato.

Questo è, comunque, il contenuto “minimo” che deve risultare dalla documentazione dell’acquisto di carburante per consentire sia la detrazione ai fini IVA sia la deduzione del relativo costo. Naturalmente, è ben accetta la presenza nella documentazione di ulteriori dettagli che rendano più agevole l’esercizio del potere di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.
 

Osservazioni

Da quanto detto finora emerge che, se anche una sola operazione di acquisto viene effettuata in contanti, sorge l’obbligo della scheda carburante anche per tutte le altre operazioni di acquisto di carburante effettuate nel periodo d’imposta, anche se queste sono state eseguite mediante strumenti di pagamento elettronici. Ciò è abbastanza limitante, in quanto è sufficiente che anche una sola volta si verifichi un guasto tecnico nei sistemi di pagamento elettronico al momento del rifornimento (situazione non rara), obbligando quindi il soggetto acquirente a pagare in contanti, per far ritornare l’obbligo della scheda carburante. A ciò c’è da aggiungere che molti gestori di impianti di carburante non accettano pagamenti con le carte o non li accettano fino a determinati importi per evitare di pagare le commissioni bancarie legate alla transazione (nonostante le semplificazioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2012 e dal Decreto Liberalizzazioni).
L’applicazione pratica delle disposizioni introdotte dal Decreto Sviluppo 2011 resta, quindi, piuttosto problematica.

Legge di Stabilità 2013, negli emendamenti più detrazioni per famiglie e taglio IRAP

Riscritto il pacchetto fiscale della Legge di Stabilità 2013, con maggiori sgravi per le famiglie e taglio IRAP ma cancellata la riduzione dell'IRPEF

Oggi saranno depositati in Commissione Bilancio alla Camera  gli emendamenti al Ddl Legge di Stabilità 2013 sui quali il Governo ed i relatori hanno trovato ieri un accordo definitivo. Verrebbe confermata la cancellazione dal testo del Ddl del taglio di un punto percentuale dell’Irpef per i primi due scaglioni di reddito, mentre dall’altro lato verrebbe confermata l’eliminazione della franchigia di 250 euro e del tetto massimo di 3.000 euro di spesa agevolabile inizialmente previsti per le deduzioni e detrazioni fiscali. Sarebbe, inoltre, previsto un taglio dell’Irap in due momenti a partire dal 2014. Aumenterebbe, poi, le detrazioni per le famiglie per i figli a carico da 800 a 900 euro e, per i figli al di sotto dei 3 anni, da 900 a 1.080 euro.

Redditometro, rilevanti le auto di grossa cilindrata

Per il redditometro il possesso di auto di lusso può far scattare l’accertamento sintetico e spetta al contribuente l’onere di fornire la prova contraria

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18604 del 29 ottobre scorso, ha affermato il principio secondo cui il possesso di autovetture di grossa cilindrata può far presumere all’Agenzia delle Entrate un maggior reddito non dichiarato. Spetta al contribuente l’onere di provare che le entrate presunte dal redditometro non esistono o esistono in misura inferiore. In tema di accertamento delle imposte sui redditi, infatti, la determinazione del reddito effettuata sulla base dell’applicazione del “redditometro” dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto ai fatti indici di maggiore capacità contributiva e pone a carico del contribuente l’onere di fornire la prova contraria.

Acconto 2012, doppia stretta sulle cooperative

Per le cooperative, calcolo degli acconti 2012 secondo le nuove regole della Manovra di Ferragosto 2011

Le cooperative dovranno calcolare la seconda o unica rata di acconto 2012 in scadenza il prossimo 30 novembre tenendo conto delle disposizioni introdotte dall’art. 2, comma 36-quater, D.L. n. 138/2011. Tale disposizione, in particolare, ha previsto un incremento Ires per le società cooperative già a partire dagli acconti 2012. Per la generalità delle cooperative a mutualità prevalente, la quota di utili minimi soggetti a tassazione è passata dal 30% al 40%, mentre per le cooperative di consumo dal 55% al 65%. Per tutte le cooperative, inoltre, è stata prevista la non applicabilità della detassazione a una quota del 10% degli utili netti annuali destinati a riserva minima obbligatoria.

 

Promotori finanziari, domanda di iscrizione all’OAM entro il 31 dicembre senza esame

I promotori finanziari che hanno operato come agenti finanziari per almeno tre anni nell’ultimo quinquennio devono presentare la richiesta di iscrizione all’OAM entro il 31.12.2012 senza sostenere l’esame

Il Ministero dell’Economia, con Circolare DT-85076 del 30 ottobre scorso, ha ricordato che i promotori finanziari che operano come agenti in attività finanziaria hanno tempo fino al 31.12.2012 per presentare l’istanza di iscrizione nell’elenco tenuto dall’OAM (Organismo Agenti Mediatori) evitando l’esame. Devono, comunque, aver svolto l’attività di agente per almeno tre anni nell’ultimo quinquennio. La richiesta deve essere accompagnata da un attestato dell’intermediario mandante che certifica l’attività svolta. I promotori privi del requisito triennale, invece, possono continuare a svolgere l’attività di agente, ma devono presentare la richiesta di esame.

Condominio, riforma verso l’approvazione definitiva

Il testo di legge che prevede la riforma del condominio torna al Senato, dove con molta probabilità verrà approvato nella sua versione attuale

La riforma del condominio (atto AS71B) torna domani alla Commissione Giustizia del Senato, dove dovrebbe esserci l’approvazione definitiva del testo senza modifiche rispetto al testo attuale e, quindi, senza ulteriori rinvii alla Camera. Alla Camera il testo di legge era stato molto ridotto, con l’eliminazione, tra le parti più rilevanti, della norma che prevedeva la possibilità di “trasformazione” delle parti comuni ai fini di una loro cessione con una maggioranza qualificata.

Import- export con procedure solo on line

Completato dalle Dogane il percorso di digitalizzazione delle dichiarazioni doganali, aprendo la strada all’attivazione dello Sportello unico

L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la Circolare n. 16/D/2012 del 16 novembre, con la quale completa il percorso di digitalizzazione delle dichiarazioni doganali. La circolare, infatti, estende la possibilità di ricorrere alla totale gestione telematica delle operazioni in procedura ordinaria di importazione definitiva, perfezionamento attivo, ammissione temporanea e introduzione in deposito e semplifica, altresì, gli adempimenti per gli operatori. Il completamento del percorso di digitalizzazione è presupposto per l’attivazione dello Sportello unico doganale e del nuovo portale per l’interoperabilità.

 

Fonte: fiscoetasse

 

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